Ça y est…

Cronache e culture…

La rivoluzione verde? E’ made in China

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Il diario di bordo di Paolo Do – Hong Kong (Cina)

La sporca realtà dietro al big business dell`energia pulita

Circa un mese fa un sorridente Tony Blair e la star cinese Jet Li hanno annunciato, da un remoto villaggio cinese nella provincia di Guizhou in Cina, l`ambizioso progetto di portare a breve energia solare in circa 400 poveri villaggi cinesi. Tony Blair a parte, lo scorso anno la Repubblica Popolare si è imposta come il primo esportatore mondiale di pannelli fotovoltaici, sorpassando addirittura Germania e Giappone in questo settore dell`export.

Ma lo sapevate che per la produzione di un pannello solare di un metro quadro in Cina si consumano non meno di 40kg di carbone? Direte che non sono poi molti 40kg. Ma anche la meno efficiente centrale elettrica a carbone cinese con questo consumo potrebbe generare abbastanza energia per mantenere una lampada di 22 watt accesa per 12 ore al giorno per 30 anni contro i soli 20 anni stimati di un pannello solare.

Per non parlare della produzione di silicio policristallino, vero core del funzionamento fotovoltaico di ultima generazione. Dietro la rivoluzione verde si nasconde qualcosa di molto sporco, come la lavorazione di questo metallo che l`Occidente, non a caso, ha quasi interamente delocalizzato proprio in Cina. Mentre i paesi occidentali si facevano promotori della rivoluzione verde, qualche tempo fa forti proteste hanno scosso la produzione di pannelli solari della Huafu Silicon Company nella provincia di Fujian, colpevole di aver inquinato acqua e aria di una intera città a causa proprio della lavorazione del silicio policristallino.

Il ‘China people’s daily’ la scorsa settimana ha pubblicato un articolo che raccontava del progetto di installazione del più grande impianto di energia solare dell`Asia, nella provincia dello Yunnan. Esso avrà una capacità di 166 megawatt. Se sono necessarie 2 tonnellate di carbone per produrre un pannello solare da 1 kilowatt, quale sarà il consumo di tale fossile del nuovo impianto verde?

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Written by Gabriele Simmini

Ottobre 16, 2009 alle 11:00 am

Pubblicato in Real Politik

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Dell’insurrezione….

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Vagavo a stenti passi sulla strada ciottolosa e ruvida…

“se un giorno ti ricorderai di me” – disse il vecchio, ansimando-

“sarà solo per i gesti e le mosse…poco per le parole…sarà per i colori della rabbia e le canzoni…ma poco

molto poco…

per le parole”

foto di jennsu

foto di jennsu

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Sarà un grigio fiorire di sangue ribollente…

sarà la meta di ogni viaggio, da Occidente ad Oriente…

saranno i sogni rubati alla categoria dell’inaccessibile

sputare agli occhi di Dio…

che se il trascendente non esiste…non esiste nemmeno giudizio…

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se il gatto che cova le mie memorie – nella neve gelida di Febbraio -

risveglia l’incubo a questi putridi vassalli…

non c’è che da stare attenti

non c’è che da stare calmi

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Imparare a respirare…uno e due

due ed uno…

Insieme…

Cospirare….

p.s.  uscito dalla libreria bestemmio ed ululo alla Bologna scoliotica….se fossero gioielli non importerebbe a nessuno…che sia cultura e parole sul foglio…pagare a caro prezzo la voglia di libertà… e forse, in fondo, c’è un modo migliore per rincarare la dose…per fuggire…libro in mano…alla volta dei miei desideri….


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Written by Gabriele Simmini

Ottobre 15, 2009 alle 2:27 pm

Pubblicato in Parole e Colori

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Yes, Independents!!! | Sottosuono rec.

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“Le nostre Arti Belle sono state istituite, e il loro tipo e il loro uso  sono stati fissati in un’epoca ben distinta dalla nostra e da uomini il cui potere d’azione sulle cose era insignificante rispetto a quello di cui noi disponiamo. Ma lo stupefacente aumento dei nostri mezzi, la loro duttilità  e la loro precisione, le idee e le abitudini che essi introducono garantiscono cambiamenti imminenti e molto profondi nell’antica industria del Bello. In tutte le arti si dà una parte fisica che non può più venir considerata e trattata come un tempo, e che non può più venir sottratta agli interventi della conoscenza e della potenza moderne. Né  la materia né lo spazio, né  il tempo non sono più, da vent’anni in qua, ciò  che erano da sempre.C’è da aspettarsi che novità di una simile portata trasformino tutta la tecnica artistica, e che così  agiscano sulla stessa invenzione, fino magari a modificare meravigliosamente la nozione stessa di Arte.”Paul Valery, Pièces sur l’art (La conquête de l’ubiquité), Paris, 1934

Il nuovo che minaccia la storia

Il mondo della musica e quello della cultura in generale, stanno vivendo un periodo di  fermento e cambiamento dovuto, in buona parte, all’applicazione di nuove tecnologie. Queste permettono, come già abbiamo sostenuto nel precedente numero di “Burp!”, un ribaltamento sostanziale dei meccanismi di produzione e distribuzione artistica.

Siamo davanti ad uno scenario articolato e complesso, una  “rivoluzione” che, a nostro avviso,  porterà ad una  magmatica espansione del concetto di “fare musica” e di crearla, dell’ascolto e della sua composizione. Un meccanismo come il Peer to Peer ha la capacità di “dirottare” i contenuti dall’artista al fruitore senza passare tra le “forche caudine” della censura, del “produttore-usuraio”, dell’esperto di marketing e d’immagine…tutto questo fa paura a qualcuno.

E’ il nuovo che minaccia la storia,  che mette in pericolo non solo il passato (tutte le posizioni monopolistiche e oligarchiche di chi “fabbrica cultura”, tutte le produzioni più o meno recenti), ma anche il futuro delle stesse industrie culturali (la loro funzione e conseguenti regole, gli enormi profitti).In questo meccanismo si evidenzia la prima e più evidente operazione di “devalorizzazione” artistica e culturalead opera delle “fabbriche della cultura”.

Operazione condotta da chi detiene i “contenitori” e si ostina a voler detenere anche i “contenuti”, cercando ripetutamente sponde istituzionali affinché si taglino fondi alla cultura e siano ratificate leggi liberticide. Queste ultime mirate a  reprimere e punire tutti coloro che  mettono in pericolo lo status vigente (da PirateBay ai precari del mondo dello spettacolo fino ad arrivare a chi condivide e distribuisce saperi e conoscenza in modo libero e gratuito).

Creatività  e Produzione

Questo processo di normazione e devalorizzazione artistica, si inserisce nel più  ampio contesto di una fabbrica della cultura che trasforma la creazione artistica in esclusiva produzione, sottraendole tutta la spinta propulsiva e sovversiva.E’ per questo che la creatività diventa fondamentale per la “fabbrica della cultura”, ma solo a condizione che sia  ammaestrata, controllata e monitorata.

Le industrie culturali, da una parte, attraverso il controllo sui processi di formazione in ambito culturale operano affinché nuove tecnologie e nuovi approcci alla cultura siano stroncati sul nascere, tramite  “ l’educazione” al successo, al format, al Fattore X, al prodotto costruito a tavolino, al brand (marchio).Dall’altra, con il ricatto, il terrore e l’abbondante somministrazione di paurE esse tendono a punire e reprimere chi dissente, chi sperimenta, chi aggira e smonta gli atrofizzati  meccanismi del mercato dell’arte.

Su queste due assi si sviluppa la rappresaglia, l’espropriazione dei contenuti e della creatività ad opera della fabbrica della cultura”che, allo stesso modo, si nutre e genera precarietà diffusa nel mondo della musica come in quella della cultura e della formazione .

Precarietà  economica, ma soprattutto precarietà che si declina dentro e fuori il “mondo della cultura”: nei rapporti di relazione, di socialità e di condivisione. Conseguenza di questo meccanismo è una “guerra” tra soggettività, individualiste e atomizzate, che pur di conquistare  un pezzo di mercato, un singolo pubblicato con la Sugar danno un prezzo alla loro libertà creativa.

continua a leggere Yes, Independents!!! |Sottosuono rec and lab @ TPO-Bologna

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Written by Gabriele Simmini

Ottobre 6, 2009 alle 1:58 pm

Bologna, Corteo contro Maroni caricato dalla polizia!

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Pensieri a casaccio prima di andare a Dormire!!!!


Un canotto da mare, un gommone da piscina-relax…Ma soprattutto determinazione ed indignazione che hanno attraversato tutto il corteo svoltosi stamattina a Bologna.

Circa 500 manifestanti, tra studenti, precari, centri sociali, tifosi ed associazioni hanno sfilato per le vie del centro bolognese.

Oggetto del corteo la contestazione determinata e radicale nei confronti del Ministro dell’Interno Roberto Maroni che era in città per partecipare ad un seminario organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna su sport e tessera del tifoso.

“Maroni ordina i respingimenti dei profughi verso i campi di concentramento nel deserto libico e ha reso legale, istituzionalizzandole, le politiche razziste e xenofobe della Lega Nord.

Maroni è l’inventore del “pacchetto sicurezza”, delle ronde e della “tessera del tifoso” : costanti somministrazioni di paure e dispositivi di controllo.

E’ il pacchetto sicurezza che rende le nostre vite e le nostre città insicure ed invivibili.”


Questo l’appello dei manifestanti alla città, per denunciare con forza le politiche del Ministro dell’Interno ed i risvolti che si succedono nelle città d’Italia…vedi respingimenti, vedi l’incremento di episodi razzisti e sessisti, vedi le città “invis/vibili” (per dirla alla Calvino).

Corteo colorato, gioioso ma allo stesso tempo pieno di rabbia, che verso le 11 si muove dal cuore della zona Universitaria (Piazza Verdi) per dirigersi verso l’aula Absidale dell’Università, in via Cartoleria. Verso le 12.15 all’incrocio tra via Santo Stefano/Cartoleria, a pochi metri da dove si stava svolgendo il convegno,’ il corteo è stato caricato violentemente dalle forze dell’ordine che presidiavano e difendevano la zona. Durante il fronteggiamento c’è stato un fermo e diversi contusi. Con i gommoni anti-respingimento,  i manifestanti hanno cercato di difendersi  dalla forte e caotica carica.

Gommoni e materassini, simbolismo oggettivo dei respingimenti dei rifugiati, che quotidianamente avvengono in quel “cimitero a cielo aperto” che è ormai il Mar Mediterraneo.  A margine anche gli Ultras del Bologna per protestare contro la tessera del tifoso.

In breve, giornata bella ed emozionante, non carica di tensioni.

Ma, in questi tempi bui ed oscuri o ci si aggrappa a fedi e misteri, ad economie come religioni, a individualismo e razzismo (avvallati dal peggior governo degli ultimi 30 anni, forse anche di più…) o si sogna di poter cambiare il mondo, o si scommette sull’eresia, su chi si fa corpo e desiderio di resistenza.

Chiaro, la resistenza è inutile se non c’è progettazione e sogno.

Stamattina, negli occhi e nelle voci, nella musica e nei gommoni di quei ragazzi e ragazze…ho visto la speranza e la determinazione, un sogno eretico che si chiama Libertà….che, come in un sogno surrealista, scavalca al galoppo di un gommone la polizia, raggiunge un’incredulo Maroni e lo porta al largo…..nel Mar Mediterraneo.

Poi, uno dopo l’altro Sacconi, Bossi, Gelmini, Calderoli,ecc….

Chissa che leccate di baffi (…e che sorpresa) si farà il Pd quando scoprirà che questi ragazzi, questi idealisti col canotto hanno “buttato a mare” tutta la destra di governo (e non solo)….e non hanno occupato le poltrone….

Cosa c’è di più comodo di un Canotto e di una città libera, accogliente,  che vive di condivisione, del comune, per sognare???

Fanculo Noemi, Fanculo D’addario e i nani e le ballerine, ed i cortigiani e i cospiraori del Palazzo!!!!

Qui c’è una rivolta di idee, di Bios, di parole e di corpi…parlano alla città e viceversa….

per costruire una vita, un mondo migliore!!!!

Salud

P.s.

Link a Globalproject con audio, video, foto della manifestazione!

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Written by Gabriele Simmini

Settembre 28, 2009 alle 9:09 pm

No Dal Molin a Venezia…

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Aggiornamenti ed info su www.nodalmolin.it

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Written by Gabriele Simmini

Settembre 14, 2009 alle 1:58 pm